Priscilla, la campionessa cresciuta a pane e grappa

Si chiama Priscilla Occhipinti, ha 42 anni e di mestiere fa il Maestro Distillatore, ovvero trasforma gli “scarti” della vinificazione in prelibata acquavite. E per l’Italia, dove “la sgnapa l’è roba da Omini”, è una rivoluzionaria.

Priscilla Occhipinti

Priscilla Occhipinti

globalist 5 marzo 2021
di Carla Coltro

Capelli neri, viso simpatico e un naso che non ha uguali, Priscilla Occhipinti è l’unica donna in Italia a curare il percorso che va dalla vigna al grappino, distillando -da ben 24 anni- ogni singola goccia prodotta dalla Gioacchino Nannoni, una distilleria storica, nata negli anni Settanta dal maestro distillatore Gioacchino Nannoni che trasformò una vecchia casa padronale nella campagna maremmana (a Civitella Paganico, località Aratrice, nel grossetano), in una distilleria.

Priscilla è, nel suo campo, una rivoluzionaria, protagonista di un cambiamento che sta trasformando questa acquavite ruvida, forte e alcolica, nata molti secoli fa per scaldare la povera gente e i contadini durante i lunghi inverni delle Alpi, in un prodotto elegante, raffinato e ricco di aromi.

A guidare questa rivoluzione, donne del calibro di Giannola Nonino che negli anni 70 “inventò” la grappa monovitigno” e l’uso di vinacce selezionate che, fino ad allora, erano considerate materiale di scarto e per tanto mal-trattate. Vent’anni dopo circa, è il turno di Priscilla Occhipinti che, dopo averne preso le redini, ha aperto la Nannoni al mondo (il 60% del fatturato, oggi, deriva da esportazioni all'estero), producendo numerosi prodotti per conto terzi, tra cui brandy, acquaviti di frutta, di miele e di birra, ma anche London gin, e whisky.

Per Priscilla Occhipinti il futuro della distilleria è donna

Prima comandava il freddo, oggi fa da padrone il mercato e il pubblico femminile (attuale big-spender), desidera alcolici raffinati. La grappa (come il Cognac, l’Armagnac e il brandy, che sono però distillati di vino), possiede moltissimi sentori pregiati capaci di conquistare i palati più raffinati. Lo sa bene Priscilla, che ha ottenuto prima il patentino di caldaista distillatrice che quello per guidare la macchina. Anzi i camion.

«All'inizio è stato molto difficile, ero tanto giovane ed ero una femmina, due elementi che giocavano a mio sfavore e che non potevo cambiare in alcun modo. Ho preso la patente da conduttore dei generatori di vapore quando studiavo per la maturità classica», ricorda, «poi anche quella per guidare il camion. Quindi ho imparato a saldare e a cambiare i motori. All'inizio mettevo le mani anche nei quadri elettrici più rudimentali», conclude ridendo.

Ma la parte “da maschiaccio” lascia presto spazio alla delicatezza femminile, e l'incredibile naso di Priscilla inizia trasformare questo distillato, e la sua carica alcolica, in suadenti note floreali. E man mano che acquisisce conoscenza, i suoi distillati iniziano a conquistare i palati di tutto il mondo.

«Ho sempre vissuto dando grande importanza all'olfatto, l'alcol per me non è altro che un mezzo, un tramite attraverso il quale riesco a 'rapire' i profumi della natura, per ri-donarli al modo in una forma più godibile», spiega. «Nelle mie vene scorre la passione per l'artigianato, quello vero. Mi vanto di distillare personalmente ogni singola goccia di acquavite che esce dalla distilleria».

 
Il "naso" di Priscilla Occhipinti è il più premiato al mondo

Un’artigianalità figlia di una tradizione “made in italy” ante litteram. L'arte della distillazione è stata perfezionata dai tempi della Scuola Salernitana a oggi, tramandata da Maestro a discepolo e poi esportata nel nord Europa.

«Quando mi chiedono in cosa consista il mio lavoro, rispondo che porto nel bicchiere le emozioni legate al lavoro del vignaiolo in vigna e dell'enologo e del cantiniere in cantina», continua Priscilla. «Non faccio altro che concentrare i profumi, le essenze. Gioco con le materie prime, combinandole fra loro e le rendo quasi eterne con la distillazione».

E a vederla nel suo regno tra alambicchi e cotte, sembra quasi che parli a quel fluido incolore mentre sale, evanescente, lungo le colonne di distillazione. Un parlottare che ha imparato dal suo maestro, Gioacchino Nannoni.

«Frequentavo la distilleria Nannoni per l'amicizia che legava mio padre a quello che poi sarebbe diventato il mio Maestro. Io ho iniziato a scoprire l'impianto e il mondo dei distillati perché a volte cenavamo tutti insieme proprio in distilleria. Intendo qui all'impianto, tra le caldaie», specifica.«Vedere Gioacchino che 'parlava' con gli alambicchi aveva un che di magico, quasi esoterico. E così decisi di imparare anche io quel linguaggio segreto fatto di sibili e borbottii».

E Priscilla Occhipinti lo ha imparato davvero bene diventando, con le sue 148 medaglie d'oro e doppio oro il Maestro Distillatore più premiato al mondo. Ultime in ordine di tempo la Medaglia d'Oro alla Grappa di Brunello Riserva 5 anni e la Medaglia d'Argento al Gingillo allo Spirit Selection del Concours Mondial de Bruxelles 2020.

Test olfattivo "su mano", il preferito da Priscilla Occhipinti

Un’arte, quella della distillazione, che ci riporta ai cercatori della pietra filosofale, un’alchimia fatta di scienza, segreti e magie.
Ovviamente Priscilla non ci svela i suoi segreti, limitandosi a dire che: «La qualità del distillato finale dipende per il 60% dalla materia prima, che dev’essere fresca e di altissima qualità. Poi il Maestro Distillatore deve essere in grado di creare, con l'impianto, quella armonia nella distillazione, che permette di valorizzarla».

Altro ingrediente di un distillato d’eccellenza è il tempo.
«A volte, alle aziende per le quali distillo, propongo invecchiamenti così lunghi che i proprietari commentano -per scaramanzia- di sperare di essere vivi all'apertura della botte! Ma l’arte della distillazione non vuole fretta. Gioacchino Nannoni, il mio maestro, diceva sempre: “Priscilla, ti renderai conto che la distilleria è un Mangia-Tempo!”».

Prima di tornare alle sue caldaie, Priscilla dà prova delle sue “arti magiche” mostrando come riconoscere una buona grappa.
«L'esame olfattivo io lo faccio “su mano”, versando qualche goccia sulla pelle, che faccio poi evaporare prima di annusare. Nelle mie grappe si sente netto e freschissimo il profumo della vendemmia», spiega. «Poi si passa all'esame olfattivo nel bicchiere: tre brevi olfazioni che devono invitare alla degustazione. Se si percepiscono odori sgradevoli allora cambiamo distillato! Per finire: poche gocce al palato, che, deglutendo, non devono arrivare all'ugola», spiega.

Priscilla Occhipinti in distilleria

«Per riconoscere una grappa sopraffina senza nemmeno assaggiarla, però c’è anche il mio segretissimo “test visivo”», rivela sorniona Priscilla. «Possono farlo tutti ed è a prova d’errore. Basta prendere la bottiglia e controllare che in retroetichetta ci sia scritto Nannoni!».

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