Dalle trattative con gli agenti segreti russi a un carcere della Pennsylvania

Si è consegnata alla polizia della Pennsylvania Riley Williams, sospettata di aver rubato un computer portatile dall'ufficio di Nancy Pelosi

Riley June Williams

Riley June Williams

Flavia Caroppo 20 gennaio 2021

A poche ore dall’insediamento di Joe Biden come 46° Presidente degli Stati Uniti, continuano senza sosta gli arresti degli estremisti che, su incitamento del quasi ex-Presidente Donald J. Trump, hanno fatto irruzione nel palazzo del Campidoglio, a Washington D.C., lo scorso 6 Gennaio. 

L’FBI sta impegnando centinaia di agenti in tutti e 48 gli Stati, e l’ultima ad essere assicurata alla giustizia si chiama Riley June Williams, ha 22 anni, la faccia pulita e, fino a pochi mesi fa, viveva una vita normale in una normale cittadina della Pennsylvania, Harrisbusrg.
Poi ha incontrato i seguaci di Trump ed è stata affascinata dalle teorie complottiste, fino a diventare una frequentatrice attiva dei forum di estrema destra. E poi è diventata una terrorista, una ladra (presunta), una latitante (accertata) e, quando finalmente ha deciso di costituirsi, una rea confessa, ma non pentita. 

«Mia figlia non avrebbe torto un capello a nessuno, se è entrata nel Palazzo del Campidoglio l’avrà fatto spinta dalla folla», ha raccontato la mamma ai microfoni di ITV, una tv inglese. Aggiungendo anche che sua figlia non era una sovversiva ma una normale ragazza di provincia americana, e che il viaggio verso Washington era l’occasione per fare una gita con il papà, non un piano organizzato per attentare alla democrazia. E il padre, che ha confermato la teoria della gita di famiglia davanti alle telecamere, davanti alla polizia che lo interrogava ha però aggiunto che lui e sua figlia Riley non sono rimasti insieme durante la giornata, si sono lasciati all’arrivo a Washington e si sono rivisti solo nel tardo pomeriggio, per tornare a casa. 

La stessa mamma, una decina di giorni prima, aveva detto all’FBI che aveva bussato alla sua porta in cerca della figlia, che la ragazza era andata via di casa in fretta e furia e che non ne aveva più notizie. 

Lo racconta una fonte attendibile, l’agente speciale dell’FBI Jonathan Lund, che è stato sulle tracce della fuggitiva sin dall’8 gennaio. Nel suo rapporto sull’interrogatorio della madre di Riley Williams si legge che "Il giorno dopo i fatti di Washington la ragazza ha preparato velocemente una borsa dicendo alla madre che sarebbe stata via due settimane o più per andare da qualche parte “a rilassarsi”, e di non cercarla che si sarebbe fatta sentire lei".
E anche a volerla cercare, non sarebbe stato facile visto che la Williams, nelle 24 ore successive all’invasione del Campidoglio, ha cancellato tutti i suoi account sui social media e cambiato numero di telefono, distruggendo la scheda in suo possesso fino a quel momento. La ragazza è ora detenuta nella locale prigione federale in attesa di presentarsi davanti al giudice per rispondere delle accuse di violazione di monumento nazionale, interruzione di pubblico servizio e altri reati “minori”, potrebbe però essere un pesce più grosso di quello che sembra.
Sarebbe lei infatti l’autrice del furto di un computer portatile nell’ufficio di Nancy Pelosi, la Presidente (Speaker) della Camera dei rappresentanti. L’agente Lund l’ha riconosciuta in numerosi filmati che hanno documentato l’irruzione nel palazzo di Governo.
“Il soggetto", dice il documento ufficiale dell'FBI, indossava una maglietta verde, un cappotto o impermeabile marrone e una borsa a tracolla bianca e nera. La si vede mentre si affaccia nella tromba delle scale per incitare altri manifestati a salire al piano superiore, mentre sosta nel salone noto come “La piccola Rotunda”, e persino ai piedi delle scale che portano all’ufficio della Pelosi". 

A dare il colpo di grazia alla tesi della mamma, secondo la quale “Riley è stata spinta dentro dalla folla”, è arrivata anche la testimonianza di un presunto ex fidanzato della ragazza. L’uomo, secondo quanto ha dichiarato l’agente dell’FBI che ha raccolto la testimonianza, avrebbe visto un video in cui la Williams si nasconde sotto la maglia quello che sembra un piccolo portatile o un hard disk. Ma non basta.
Il ragazzo, indicato nei documenti ufficiali come “testimone 1”, avrebbe anche notizie dettagliate su un tentativo della Williams di proporre il computer in vendita agli agenti dell’SVR, il servizio segreto russo. A fare da intermediaria sarebbe stata un’amica della ragazza, anche lei membro di uno dei gruppi pro Trump, e il suo fidanzato, un russo americano che -al momento- si trova a Mosca. A quanto pare, però, la transazione non sarebbe andata a buon fine, per motivi ancora ignoti, e la Williams avrebbe nascosto il Pc o lo avrebbe addirittura distrutto. 

Ma questo computer esiste davvero? E quali segreti può contenere?
Il Vice capo dello staff della Speaker della Camera, Drew Hammill, ha confermato che un computer portatile è stato effettivamente trafugato da una sala conferenze, ma ha anche specificato che si trattava di un dispositivo usato solo per le presentazioni. Questo potrebbe spiegare il disinteresse dei presunti agenti segreti Russi che avrebbero dovuto comprare la refurtiva. Ma non spiega l’interesse dell’FBI. Così come non convince neppure la teoria complottista, diffusasi in rete, secondo la quale il computer avrebbe contenuto le prove dell’avvenuta frode elettorale (inesistente ndr) e sarebbe stato sequestrato e poi distrutto dall’FBI stesso.
Il tutto, ovviamente, per proteggere il neo-eletto Presidente e l’intera categoria di politici (Democratici) corrotti, anti-America, e persino pedofili, che solo Trump, paladino dei veri valori americani, avrebbe potuto smantellare.
O anche no.