Ocasio-Cortez: "L'assalto al Campidoglio è stato come essere violentata. Di nuovo"

Alexandria Ocasio-Cortez rivela in diretta su Instagram di aver subito violenza e chiede che i responsabili politici dell'assalto al Campidoglio non la passino liscia. «Altrimenti lo faranno ancora».

Alexandria Ocasio-Cortez

Alexandria Ocasio-Cortez

Flavia Caroppo 2 febbraio 2021
Ha aspettato un mese prima di raccontare la sua storia. Anzi ha aspettato anni. Anni in cui Alexandria Ocasio Cortez, per pudore, ha vestito di silenzio il ricordo di quella traumatica e drammatica esperienza vissuta anni addietro, condividendo il dolore di essere stata vittima di abusi sessuali solo con pochi, pochissimi intimi.
E dopo aver aspettato ancora, inutilmente, di ricevere delle parole di scusa, di notare almeno un cenno di rimorso nei toni e nei gesti di alcuni legislatori Retrumplicani (i Repubblicani fedelissimi dell’ex Presidente degli Stati Uniti Donal Trump) come il senatore Ted Cruz o i colleghi Joash Hawley e Mo Brooks, ha deciso di parlare e di farlo davanti al mondo intero, con una diretta su Instagram.
«Hanno avuto un mese per condannare quello che è successo il 6 Gennaio, e non l’hanno fatto. Non hanno mai detto di essere dispiaciuti per aver spalleggiato quell’orda di barbari antidemocratici che hanno invaso il Campidoglio, di avergli detto dov’erano i nostri uffici, gli uffici di quelli da punire. Anzi ora vorrebbero quasi che fossi io a scusarmi per starla facendo più grossa di quel che è. E di cosa dovrei scusarmi? Di averli mostrati per quello che sono? Eh no, stavolta no. Non mi scuserò mai per aver detto la verità, per aver raccontato le cose come stanno. Continuerò a pretendere che questi signori, gente come Ted Cruz -che mi voleva morta- e i suo sgherri, si assumano le loro responsabilità, invece di chiedere a me di scusarmi».
Maglione a collo alto grigio, appena un filo di trucco, lunghi capelli neri sciolti sulle spalle, aria dolce e ferma allo stesso tempo, nessuno si immaginava quello che stava per succedere durante la diretta social, la bomba che sarebbe esplosa dopo la dichiarazione shock che la deputata, nata e cresciuta nel Bronx, stava per fare.
«Non di nuovo. L’ho pensato ossessivamente in quelle ore di intollerabile violenza. E lo penso ancora: Non di nuovo. Non lascerò che succeda di nuovo. Non lascerò che succeda a me, a tutte le persone che sono state vittime di violenza. E non lascerò che succeda al nostro Paese».
Con “mi succeda di nuovo” Alexandria intende dire “non lascerò che mi violentino di nuovo”, lo confessa lei stessa ai milioni di spettatori -in tutto il mondo- che seguivano la diretta su Instagram, con la voce che a malapena trattiene il pianto.
«Io sono sopravvissuta a una violenza sessuale. Pochissime persone lo sanno, non ne ho mai parlato, ma ora sento di doverlo fare. Sapete i traumi restano, e si sovrappongono uno sull’altro. Il trauma che io in prima persona ho subito un mese fa mi ha riportato indietro a quel momento».
In un certo senso è stato come se Alessandra Ocasio-Cortez venisse stuprata di nuovo quel 6 gennaio, quando fu costretta a nascondersi nel bagno mentre qualcuno invadeva il suo ufficio gridando “Dov’è? Dov’è?“.
«In quel momento ho pensato che fosse finita. Se ci penso adesso potranno essere stati 5 secondi, o dieci, o magari un secondo solo di terrore puro, l’unica cosa a cui riuscivo a pensare era che se fossi morta lì, in quel momento, avevo fatto il possibile per dare un senso alla mia vita, per farne qualcosa di buono, e speravo che i miei colleghi avrebbero portato avanti le mie battaglie. E nello stesso tempo pensavo anche che no, non sarei morta così. E poi pensavo anche a quell’altra volta in cui mi ero sentita nello stesso modo. Non riuscivo a fermare i pensieri. E la paura». 
Si scoprirà poi che si trattava di uno degli uomini della sicurezza del Campidoglio (delle cui “buone intenzioni”, però, la deputata a tutt’oggi non è ancora del tutto sicura).
«Quell’uomo urlava e ci spingeva senza dirci bene dove andare, non eravamo sicuri se fosse lì per aiutraci o farci del male», ricorda la Ocasio-Cortez che racconta anche come, dopo essere cosi da una zona all’altra del palazzo alla ricerca di un nascondiglio per mettere tutti al riparo dai rivoltosi che si facevano sempre più vicini, abbia finito per rifugiarsi nell’ufficio della collega Katie Porter.
Anche la deputata Repubblicana ha raccontato, in un’intervista alla MSNBC, di aver visto Alexandria Ocasio Cortez aggirarsi spaesata ed impaurita in quella parte del palazzo, alle testa del suo staff, aprendo e chiudendo le porte degli uffici una dopo l’altra. Ricorda di averle chiesto cosa stesse succedendo e che la collega (con cui è in buoni rapporti nonostante siano avversarie politiche) le avrebbe risposto che cercava un posto per mettere al sicuro se stessa e il suo staff. E dice infine di averle offerto rifugio nel suo studio, cercando di confortarla.
«Le ho detto di non preoccuparsi, che io sono una mamma e che, quindi, in ufficio avevo provviste per tutti, che saremmo stati al sicuro. E lei mi ha risposto “Spero anch’io di essere mamma un giorno. Spero di non morire oggi”. E mi ha chiesto se avessi un paio di scarpe basse, visto che lei aveva i tacchi, in caso fossimo dovuti fuggire. Era davvero sconvolta, sul viso le si leggevano i segni di quel trauma che -oggi lo so- ha subito». 
Alexandria non non riesce a trattenere le lacrime quando rivive quegli atroci momenti, ma è una ragazza del Bronx, e si riprende subito e conclude la diretta chiedendo a gran voce che i responsabili di quello che è accaduto a Washington paghino per quello che hanno fatto.
«Non ci sono state conseguenze nel gruppo Repubblicano per la violenza. Nessuna conseguenza per il razzismo. Nessuna conseguenza per la misoginia. Nessuna conseguenza per l'insurrezione. E questo è inaccettabile perché nessuna conseguenza significa condono. Perché il silenzio è accettazione. E io non accetto di essere violentata di nuovo», dice con il fuoco negli occhi e la voce tornata ferma.
«Chi ora chiede a noi di “guardare avanti”, chi dice che “non è colpa di nessuno”, chi ci invita a “non esagerare”, in pratica sta chiedendo di dimenticare, oggi, in modo che possa abusare ancora di noi, domani».